giovedì 2 ottobre 2008

Pillola anti-celiachia, bene i primi test sull'uomo.

COMUNICATO STAMPA

Nuove speranze di cura dal Congresso Internazionale sulla Celiachia,
organizzato a Genova il 19 settembre dall'Associazione Italiana Celiachia
(AIC ), in occasione della Conferenza annuale dell'Associazione delle
Società Europee (AOECS)

La sperimentazione sui primi 110 pazienti dimostra che il farmaco, scoperto
tre anni fa negli Stati Uniti da un ricercatore italiano, elimina i sintomi
associati al consumo di glutine nell'85 per cento dei casi; entro dicembre
i risultati su altri 180 pazienti. Studi sull' uomo anche per un nuovo
farmaco, una proteasi che aiuta i pazienti a digerire il glutine.

Genova, venerdì 19 settembre 2008 - Dire addio all'alimentazione "su
misura" con prodotti senza glutine: è il sogno di tutti i celiaci che
presto diventerà realtà. La pillola da assumere prima dei pasti, che
permette di bloccare l'effetto tossico del glutine consentendo ai celiaci di
alimentarsi in modo normale, è ormai in dirittura d'arrivo e gli studiosi
ipotizzano una vera e propria rivoluzione per i pazienti nel giro di 5 anni.
Lo rivelano i massimi esperti mondiali di celiachia, riuniti al Galata Museo
del Mare di Genova il 19 settembre, per il Congresso Internazionale
organizzato dall'Associazione Italiana Celiachia, sottolineando che gli
sforzi vanno avanti perché "la dieta priva di glutine è assolutamente
sicura ma impone restrizioni alimentari difficili da seguire, soprattutto in
particolari età della vita come quella adolescenziale. I celiaci inoltre
sono sempre esposti al pericolo delle contaminazioni e hanno il desiderio di
tornare a mangiare normalmente, senza sottoporsi a rinunce che spesso
comportano la comparsa di problemi psicologici.

Da qui la grande spinta da parte dei pazienti perché la ricerca scientifica
fornisca una terapia alternativa", dichiara Umberto Volta, Presidente del
Comitato Scientifico dell'AIC, l'unica associazione pazienti italiana.
"Appena tre anni fa sperimentammo su ratti diabetici un farmaco inibitore di
una proteina intestinale, la zonulina: gli animali trattati mantenevano
intatta la barriera intestinale e non producevano gli autoanticorpi che
scatenano la reazione immunitaria", spiega Alessio Fasano, direttore del
Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell'Università del
Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti. "I risultati ottenuti da allora
sono stati talmente positivi che siamo già arrivati a studiare il farmaco
nell'uomo, percorrendo in soli tre anni i passi che di norma, quando si
sviluppano nuovi medicinali, si realizzano in dieci o quindici anni. Nella
fase più recente di sperimentazione clinica condotta su un centinaio di
pazienti il farmaco ha dimostrato di essere molto efficace", rivela Fasano.
"I celiaci trattati con un placebo ed esposti al glutine hanno sviluppato i
sintomi classici nel 75 per cento dei casi, i pazienti trattati li hanno
avuti in appena il 14 per cento dei casi. Un ottimo risultato, come conferma
il fatto che questa stessa percentuale si è registrata in coloro che avevano
assunto il doppio placebo, ovvero erano stati esposti a un "finto" glutine e
alla pillola-placebo. Sono già stati avviati test più approfonditi su 180
pazienti e i risultati saranno disponibili entro la fine dell'anno".

Il farmaco individuato dal gruppo di ricerca guidato da Fasano e sviluppato
dalla Alba Therapeutics (compagnia spinoff dell'Univerista' del Maryland)
blocca l'aumento della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo
una proteina, la zonulina, che regola l'apertura dei "cancelli" dell'intestino.
"La zonulina è una specie di chiave che apre le porte fra una cellula e l'altra
della parete intestinale", spiega Fasano. "L'intestino è coperto da un
singolo strato di cellule che formano una barriera formidabile contro gli
attacchi esterni, ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio perché
producono troppa zonulina. Ed è per questo che "invasori" come il glutine
entrano nell'organismo: dalle "porte" aperte dalla zonulina passano nell'organismo
frammenti tossici di glutine non completamente digerito che danno l'avvio
alla risposta del sistema immunitario, che scatena i sintomi tipici della
malattia". La pillola anti-celiachia, assunta prima di pasti contenenti
farine pericolose, potrebbe perciò impedire il passaggio del glutine nel
corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa
intestinale. "È come mettere ceralacca sulla toppa di una serratura: la
zonulina non può più attivare le cellule della parete intestinale",
chiarisce Fasano. "Il grande vantaggio è che l'azione dell'inibitore è
momentanea: tutto torna nelle condizioni di partenza, una volta passato l'effetto".

È allo studio sull'uomo anche un altro farmaco in grado di rendere il
glutine "innocuo" per i celiaci: si tratta di una proteasi capace di
smantellare completamente il glutine, digerendolo del tutto e rendendolo
perciò non tossico per i pazienti. "La proteasi, isolata dai ricercatori del
Dipartimento di Chimica dell'Università di Stanford in California, è nella
fase uno di sperimentazione sull'uomo e si attendono i primi risultati entro
il prossimo anno", racconta Fasano. "Sappiamo già che l'approccio funziona,
stiamo cercando di capire come utilizzare il farmaco al meglio: si potrebbe
usare per "predigerire" il glutine e poi panificare, creando nuovi prodotti
dietetici speciali che saranno però più economici e gustosi rispetto ai cibi
senza glutine attualmente disponibili; oppure potremmo somministrare ai
pazienti una pillola prima dei pasti, per renderli in grado di assimilare il
glutine senza sviluppare sintomi. Anche i probiotici forniscono enzimi
capaci di smantellare completamente il glutine: sono in corso esperimenti da
parte di un gruppo di ricerca coordinato da Marco Gobbetti del Dipartimento
di Microbiologia Applicata dell'Università di Bari, per valutarne un uso
analogo a quello della proteasi e i risultati sono finora molto promettenti".

Star Service Communication
Ufficio stampa AIC
Gino Di Mare Alessandra Di Mare